E se diventassimo tutti vegani?

Sono stata vegetariana per qualche mese e devo dire di non aver fatto nessuna fatica ero spinta dall’idea un pò stupida di salvare delle mucche valdostane.

Eravamo a La Thuile, le valli erano verdi e c’era qualche mucca al pascolo, erano bellissime ed io emozionata ho annunciato che non avrei mai più mangiato carne. Nemmeno il latte e il pesce. Qualche ora dopo ho mangiato uno yogurt e al ristorante mi sono scontrata con la scelta del primo piatto difatti non c’è molto pesce in alta montagna.

Quindi ho preso un insalata, ma nell’insalata c’era del tonno, che ho mangiato. Per i quattro mesi successivi non ho toccato salumi, bistecche, pollo e carpacci se non di pesce. Poi come capita con la maggior parte dei vizi, dopo il primo chicken nuggets, sono tornata alla mia alimentazione abituale.

Durante quel periodo non ho né approfondito né sviluppato alcuna visione scientifica della cosa. Mi è capitato di guardare un documentario su netflix e forse da allora covo l’idea di capirne un pò di più.

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Cowspiracy ( cow: mucca – consiparcy: congiuria ) è un documentario ecologista,  risultato di una coraggiosa ricerca di Kip Andersen e Keegan Kuhn che vuole far luce su un problema enorme di cui anche le istituzioni, di alto livello come Fao e Nasa, sembrano non sottolineare la gravità. Il rapporto delle Nazioni Unite del 2010 a favore di diete prive di carne e latticini afferma che i prodotti animali rappresentano il 70% del consumo globale di acqua dolce, il 38% dell’uso totale del suolo e il 19% di tutte le emissioni di carbonio dell’umanità. La soluzione: migliorare l’efficienza nella produzione agricola al fine di controbilanciare il flusso in arrivo di un numero ancora maggiore di persone che affollano la Terra, e, farlo eliminando le nostre diete a base di carne per quelle che favoriscono le piante. Quindi? Produrre, cereali, frutta, ecc.

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E’ davvero sconvolgente guardare Cowspiracy e ricordo che il mio primo pensiero è stato ” bene, c’è da non mangiare più hamburger ”. In questo modo nessuna foresta vergine dovrà essere rasa al suolo, niente più fertilizzanti chimici e perchè no, meno depositi di grasso nel sangue e placche. Ci sarebbero meno casi di diabete e cancro.

”Non mangio più carne” è la frase che ci ripetiamo spinti dallo stupore/paura dopo aver guardato un video sugli allevamenti intensivi su facebook oppure quando a Pasqua non si parla d’altro: MANGIATEVI ALTRO, NON GLI AGNELLINI.

Ma dietro a tutto questo c’è una buona dose di etica. Perchè dietro alla parola etica non c’è solo un esercizio per filosofi o intellettuali.

L’etica è nel centro della vita di tutti, c’è etica ogni volta che pensiamo a come dovremmo agire oppure quando pensiamo a quello che dovrebbe pensare o a come dovrebbe agire chi ci sta intorno. L’etica ci rende umani. Quando siamo razionali, pensiamo, scegliamo. Tutti abbiamo la capacità di fare delle scelte consapevoli – anche se spesso agiamo dall’abitudine o in linea con le opinioni di tutti. Ma questa, credo sia sociologia. E se il senso di colpa può rientrare nel cerchio dell’etica, questo ci permette anche di fare scelte consapevoli e coscienziose, se vogliamo. 

Perciò l’etica ci direbbe che allevare un maiale richiede più risorse rispetto alla coltivazione di una lattuga. Obviously… Ma qua nasce il problema: dieci chili di maiale alimentano molte più persone di dieci kg di lattuga. Dovremmo mangiare più lattuga per sentirci pieni rispetto alla sazietà che regala una braciola. Paul Fischbeck, professore di scienze delle decisioni sociali e ingegneria e politica pubblica alla Carnegie Mellon, ha dichiarato in un comunicato: “Mangiare della lattuga in confronto ad una pancetta è un rischio più grande per le emissioni di gas serra “.

Qualcuno dice pure che la verità stia nel fatto che l’agricoltura sia la cosa più distruttiva che gli esseri umani abbiano fatto al pianeta. Anche l’agricoltura richiede, per forza di cose,  la distruzione totale di interi ecosistemi. La vita non è possibile senza la morte  indipendentemente da ciò che mangi, qualcuno deve morire per darti da mangiare.

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A livello morale crediamo che sia possibile mangiare senza procurare alcuna sofferenza o morte. A livello politico invece, crediamo che se tutti fossimo vegetariani, potremmo nutrire il mondo e allo stesso tempo fermare vari tipi di distruzione ambientale. Dal punto di vista nutrizionale pensiamo che i prodotti animali siano la radice di tutti i mali e portino a malattie cardiache e cancro.

Claudio Bertonatti, naturalista, la spiega così: mentre studiava la natura e osservava la fauna selvatica, notò che nei campi in cui venivano coltivate le colture non erano ammessi uccelli o animali. Come vegetariano, sperava di “prevenire la morte e la sofferenza degli animali”, ma non pensava alle specie selvatiche che stavano scomparendo. “Grano, riso, mais. La maggior parte dei vegani mangia queste cose. Il primo impatto della coltivazione di massa è la deforestazione: costringiamo la natura a lasciare spazio alle colture “.  Il suo punto di vista è semplice: mangiando solo verdure, vegani e vegetariani mettono le verdure sopra la vita animale, ma per sostenere la domanda di raccolti, i proprietari terrieri devono cacciare la fauna selvatica. Per gli animali selvatici, che devono lasciare lo spazio a noi che vogliamo mangiare l’orzo invece di loro, diventa sofferenza e morte. “Se mangi carne, uccidi animali”  “ma li uccidi anche mangiando le piante”.

Un gran bel delirio.

Molte volte ho preferito durante la scelta di uno spuntino, al posto di una bresaola,  la quinoa: una strana piccola pianta, che se accompagnata ad un buon contorno, può essere molto buona. La quinoa però è una pianta che viene scambiata per un grano, ma non lo è. E’  una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiaceae, come la barbabietola. È un’ottima fonte di proteine vegetali, contiene grassi in prevalenza insaturi, è particolarmente adatta per i celiaci.  Un superfood.

Non per i boliviani, perchè la quinoa si trova solo nelle Ande.

In teoria, le esportazioni di questa coltura dovrebbero portare una nuova fonte di reddito alla povera economia boliviana. Sfortunatamente, noi occidentali vegani solo ogni tanto come me, o come altri sempre assetati di sangue (non di sangue animale) non siamo soddisfatti semplicemente integrando il nostro cibo con la quinoa. ”Vogliamo solo lei”. Dobbiamo stravolgere le nostre abitudini alimentari.

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Economicamente parlando, la domanda ha spinto il prezzo così in alto che i poveri popoli boliviani, che si affidavano a questo cibo, non possono più nemmeno permetterselo. In casa loro! Assurdo.

Questo ha causato morte ed estrema povertà. E pensare che sono persone che mangerebbero carne se avessero la scelta, quella che invece abbiamo noi.

Possiamo mangiare carne, ma scegliamo invece di mangiare quinoa.

Noi mangiamo quinoa per evitare di uccidere gli animali, e altri esseri umani che stavano più che bene così,  si mangiano riso e pane bianco, che sono privi di grandi sostanze nutritive, per sopravvivere.

Così, vale la pena di rinunciare alla carne a scapito della salute delle persone? Non so, ma lo sfruttamento di persone in un paese terzo del Sud America non mi sembra molto etico. Ma non ne vengo a capo se penso alle mucche al pascolo a La Thuile.

 

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