La vita non è sempre degna di essere vissuta

Le “ombre” del Testamento Biologico.

Cos’è veramente il Testamento Biologico? Devo ammettere che sono combattuto. Diviso tra il sentimento Laico, che si compiace, e quello di “homo religiosus” che è invece attonito.

E’ un atto di estrema Civiltà, certo. Atto di suprema e ultima manifestazione di esercizio della Libertà Civile. Atto di affermazione della superiorità assoluta della volontà umana. Una pietra miliare della Società Laica. E poi? Sicuri che sia solo tutto qui? “Ci” siamo levati un limite ed un fastidio?

Certamente è tutto questo, ma è anche altro.

È l’affermazione della “strumentalità” della Vita. La sanzione della fine della sua sacralità assolutà. È l’affermazione che essa è sacra finchè vissuta “conforme” alle aspettative funzionali del vivente. Del suo legittimo, unico ed esclusivo titolare.

Per estensione, quindì, si sacralizza la “funzione”, la Volontà che stabilisce i limiti della inviolabile sacralità della Vita.

Per taluni la vita rimane sacra senza ma e senza se, a qualsiasi prezzo e conseguenza. Per altri, lo è a patto che rimanere in vità non comporti inutile dolore, sofferenza o limiti. Non ci lasci inabili o dementi. Anafunzionali.

Va da se che i corollari etici, filosofici, antropologici di questa affermazione di principio sono molteplici ed “enormi”.

L’Uomo è il titolare del fenomeno Vita.

Sull’idea che non lo fosse, che la Vita fosse sacra, è stata costruita l’idea stessa di Uomo e Umanità. L’idea (o le idee) di Dio, divinità e divino. L’intima relazione tra l’Uomo e questa.

Ora?

È sacro lo scopo funzionale? È sacra la Volontà umana? La Vita senza Dolore? L’utilità sociale?

Il corpo è quindi sacro tempio in quanto strumento di una Vita piena ed appagante nel suo svolgimento e sviluppo materiale?

Quando, poi, questo principio diverrà “assoluto” e sottoposto al completo dominio della volontà? Ovvero, quando questo principio facoltizzerà l’uomo ad avere pieno arbitrio su decidere cosa sia “accettabile” per vivere o sentire la vita stessa, quando non appagante e funzionale, un “accanimento terapeutico”?

In fondo, per un depresso (vero) la Vita stessa è accanimento terapeutico. Lo è il respirare. respirare.

Quindi? Quando sarà legalmente libero di porre fine alle sue sofferenze? Potrà tentare il suicidio  e pretendere di non essere salvato? O, prima o poi, accedere alla eutanasia?

Questa facoltà, poi, rimarrà “per sempre” nell’esclusivo dominio individuale oppure, chissà, la valutazione di “funzionalità” e “opportunità” verrà estesa al dominio di terzi?  Qualcuno avrà mai facoltà di decidere se la nostra Vita è degna di essere vissuta? O, visto che siamo “non funzionali”, oppure fonte si dolore o … di peso sociale, non lo è più.

Certo, visto da un altro punto di vista, il principio implicito è anche “al contrario”. Ovvero che la Vita non è il Corpo.

Il corpo è veicolo di qualche cosa che necessità della piena funzionalità esperenziale per essere sviluppato e adempiere al suo “scopo”. Noi siamo oltre la forma. Che non v’è nulla di Catartico nel Dolore. Che la vita o è “gioia” ed “esperienza” o non è Vita. Anche se non è questa la “ratio” manifesta della norma.

Sono che comunque le decisioni che assumiamo nelle loro conseguenze (spesso impreviste) che, non solo plasmano il mondo, ma anche gli uomini che prenderanno decisioni che plasmeranno il mondo, e cosí via.

Il “limitè” che abbiamo infranto è ben Il “limitè” che abbiamo infranto è ben oltre quello che appare. Credo.

Sancire la relatività del principio di sacralità della Vita, che ha generato le categorie di pensiero umano in ogni campo, è un intervento molto più profondo della norma che lo veicola.

Difficile, se non impossibile, oggi valutarne le conseguenze. Come 2500 anni fa, quegli uomini che, partendo dalla Sacralità della loro esistenza, hanno costruito l’idea di Uomo, Legge, Società, Universo e Realtà non potevano, nè immaginavano che, quelle riflessioni sotto una volta stellata, avrebbero plasmato decine di Civilità. Miliardi di persone.

Sino a giungere ad oggi.

“Sia fatta la Nostra Volontà, più che in Cielo, sulla Terra…”

Annunci