YSL, film e biografie impiccione.

Premetto, del noto stilista conosco davvero poco, motivo per il quale ho deciso di guardare 《Yves Saint Laurent》 un film del 2014 diretto da Jalil Lespert.

Alla fine mi è rimasta una grande voglia di approfondire la figura di YSL e Bergé oltre che un lungo strascico aperto di pensieri.

Secondo ordine cronologico, il film inizia con un giovanissimo Yves Saint Laurent, che, dopo la morte di Christian Dior, diventa molto presto anche per un gioco della fortuna, il responsabile della casa di moda. Incontra alla prima sfilata Pierre Bergé, il quale inizialmente sembra essersi preso l’incarico di ricoprire il ruolo di tarpatore delle ali di Yves.

Svogliato, noioso e critico. Io sono molto faziosa e sopratutto quando leggo o guardo una film, decido da subito per quale personaggio tifare Diventa una questione fondamentale, mi incazzo se il corso degli eventi non è a vantaggio del mio prediletto. E così inizialmente tifavo per Yves perché odio chi detta ordini, ma soprattutto non sopporto chi spegne anche l’entusiasmo più puro e gentile, tanto per farlo.

Seguendo il corso del film, Pierre Bergè è diventato, pochi 20 min dopo l’inizio, suo socio per la YSL Company e compagno di vita, ma sopratutto il mio attore per il quale fare la fangirl.

Reduce da un trascorso militare in Algeria, suo paese di nascita, Yves entra in una spirale di malessere assoluto e straziante. Si perde nell’alcool e nella droga e nel periodo di vita vissuta a Marrakech arriva a perdere i sensi più volte.

Tutto davanti agli occhi di Pierre, che, forse più sofferente di lui, assiste ma non perde mai la forza di restargli accanto prendendosi anche qualche ceffone ogni tanto.

Il film non mi ha annoiata e neppure estasiata. l’ho trovata una biografia “impicciona” esattamente come quella di De Andrè, di cui però voglio parlare in un altro articolo.

Mi ha colpito molto vedere la tristezza che c’è nel gestire l’equilibrio di un rapporto con un genio.

Ma anche quanto sia drammatico mantenere un equilibrio nell’essere geniali. Gestirsi in quanto troppo sensibili, troppo creativi, troppo intuitivi. Rifiugiarsi nel troppo degli eccessi sembra essere l’unica soluzione per salvaguardare il proprio buon gusto devi cadere nel cattivo gusto dell’alterazione. Sbattere addosso alla propria rabbia pura.

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